Storia di una bambina che non sapeva disegnare

Siamo fatti di storie e questa è la mia: la storia di una bambina che non sapeva disegnare.

Un giorno avevo necessità di spiegare a mio marito come immaginavo di vedere realizzato il mio logo e di dargli, quindi, una serie di informazioni per far sì che lui lo disegnasse esattamente come io ce lo avevo nella testa.

Dicevo e non riuscivo:

Tondo, ma non un cerchio

Sottile, ma non una riga semplice

Vuoto, ma anche pieno

E niente!

La mia mente non era capace di tradurre in parole quello che avevo nella testa.
Stretta nella mia frustrazione è tornata a me la storia di una bambina che non sapeva disegnare.

La mia storia.
Quella di Stefania, la bambina incapace di tenere in mano una matita.

Già, per 37 anni – quasi – questa è stata la mia storia.


Mio marito, che il disegno è il suo lavoro e insegnare a disegnare e fare fumetti è la sua passione e c’ha un talento innato che manco lui se ne accorge, incontra quotidianamente storie di bambini che non sanno disegnare.

Una volta ha persino incontrato un bambino senza fantasia!
Piccol* ottenni e novenni amputati della gioia della creatività.


Bambin* che temono l’errore, che cancellano forsennatamente i fogli fino a strapparli, che accartocciano quegli A4 come fossero mostri terribili da annientare con tutte le forze.

E queste sono tutte storie.
Storie che qualche adulto ha raccontato loro, storie che a furia di ascoltarle diventano vere.
Come il lupo sotto il letto e tu che controlli tutte le sere prima, affacciat* a testa in giù, che sotto il letto non ci sia nessuno.

Storie.

Cos’è una storia?

Una storia è un insieme di vicende reali o immaginarie. Ma anche cose inventate, racconti bugiardi, fandonie.

La verità è solo che per confutare una storia ci vuole una azione. Ci vuole un fatto. Reale, concreto, tangibile. Capace di mettere a tacere tutte quelle parole e trasformare. Riscrivere.

Riscrivere è un atto magico. E la magia, se fa compiere cose, non ha niente da invidiare alla realtà. Ne è parte.

Come si riscrive una storia?

E come io sto riscrivendo la mia.

Beh una storia si riscrive capovolgendo qualche cosa. Prendendo un pezzo e narrandolo nuovamente; o ancora sovvertendo un sistema, un codice stabilito.

Mio marito, ad esempio, insegna ai suoi piccoli studenti che non c’è giusto o sbagliato e che ogni disegno è bello e merita di esistere, anche solo come prova di un impegno e di una dedizione. Poi, l’esercizio farà migliorare e perfezionare ogni cosa.

È come ritrovarsi al secondo atto del Viaggio dell’Eroe e accorgersi che c’è una possibilità per cambiare il finale.
La ricerca del grande cambiamento si fa palese e lì, ognuno può riscrivere la sua storia, con i propri mezzi e le proprie consapevolezze nuove.

Nel Viaggio dell’Eroina, laddove il femminile gioca un ruolo potente e trasformativo, questa fase viene definita

La Distruttrice

“il momento nel quale avviene la reale liberazione dalla gabbia: è arrivato il tempo di ascoltare finalmente la propria voce e scoprirsi alleate di se stesse. C’è un prezzo da pagare, perché per una donna esistere nelle proprie regole e al di fuori degli schemi della società patriarcale è oneroso.”

La mia fase distruttrice, esiste oggi a ricordarmi che fuori dalla gabbia io posso disegnare e che la mia storia può avere un altro finale. Quel finale che io scrivo ogni giorno e posso cancellare e riscrivere ogni volta come mi pare. Quell’esercizio quotidiano, ancora pieno di paura e senso di inadeguatezza, che mi fa prendere in mano una matita e tracciare una linea. La matita scorre sul foglio e crea forme che ancora non vedo nemmeno nella mia testa eppure ci sono.

La me viaggiatrice che ha ancora molto da sperimentare, conoscere. Ha molti campi da invadere e coltivare.

La narrazione costruttiva

Ri-narrare serve a questo: ad allargare i confini, a strappare i bordi, a tracciare oltre il solco.

Non ci sono storie definitive, solo infiniti finali.

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