Scrivere è essere comunità

Scrivere è essere comunità, lo facciamo per gli altri.

Nelle prossime settimane terrò un intervento dal titolo

“Narrazione, il turismo ha bisogno di Parole Vere”

per Basilicata Tourism Talk, Digital Edition di formazione e incontri per il settore del turismo, del Food&Wine e del Patrimonio Culturale della Basilicata.

Da secchiona quale sono mi sono messa a studiare, ancora una volta.
Sto cercando ancora parole, ancora storie, ancora dettagli.

Sto leggendo Scrivere Zen di Natalie Goldberg e ad ogni pagina che in media ha 30 righe ne sottolineo almeno 10. La matita scorre veloce e appunta qua e là parole, frasi brevi, ricopiate o inventate sul momento.

Per tenera, sì tenera, traccia.

In qualsiasi settore economico abbiamo bisogno di parole per descrivere, raccontare, lasciar immaginare.

Anche nel settore turistico è così. Gli albergatori, i ristoratori, le guide turistiche e chi promuove luoghi e spazi è alla costante ricerca di parole nuove e vere.

Le parole vere non sono inventate, solo ben cercate

Scrivere parole vere vuol dire farlo con un approccio antropocentrico, mettendo al centro le persone.

Nel libro di Natalie Goldberg che sto studiando mi ha colpito questo passaggio:

Noi abbiamo sempre il timore di imitare qualcun altro, di non avere uno stile personale. Non bisogna preoccuparsene. Scrivere è un atto comunitario. […] In realtà noi ci reggiamo sulle spalle degli scrittori venuti prima di noi. Viviamo nel presente, un presente fatto di storia, di idee e di bevande gassate. E tutto questo si mescola con ciò che scriviamo.

Scrivere è essere comunità se non c’è autoreferenzialità, se scriviamo basandoci su desideri collettivi e non individuali, se pensiamo a chi leggerà.

Le persone sognano, le parole aiutano a sognare

Le persone parlano, corrono, ridono e piangono, urlano e fissano il vuoto. Altre ballano mentre si vestono o cantano sotto la doccia. E poi qualcuna dà da mangiare al cane mentre beve il caffè prima di andare a lavoro. Altre ancora lavorano dalla cucina di casa e alcuni dalla camera da letto.

E tutte sognano.

A queste persone parliamo, scriviamo, raccontiamo.
A loro descriviamo una camera d’albergo o una escursione in bicicletta.
Per tutti noi, che non viaggiamo da quasi un anno – raccontiamo luoghi da visitare, esperienze da provare, viaggi da programmare e attendere di vivere.

Per questo la scrittura è un atto comunitario, accinge all’immaginazione collettiva e alle storie di tutti. Può pescare tra parole note e parole antiche. E lascia una traccia, dovrebbe. Lascia addosso una sensazione. Di meraviglia, se siamo fortunati. Di noia, se non ci concediamo il lusso di sognare.

Ogni sogno è personale ma sognare è collettivo.

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